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Ciao, sono Alessandro.

Ogni mese condivido uno spunto che nasce dal nostro lavoro sul campo: le interviste, le riprese, le conversazioni con le persone dentro le aziende che raccontiamo.

Se leggendola ti viene in mente qualcuno, inoltrala a tre persone. È il modo più semplice che abbiamo per crescere.

Siamo sotto il cielo e basta

Ho passato quasi tutta l'estate in montaggio, a riascoltare le interviste che avevamo girato nei campi di grano duro tra l'Emilia, le Marche e il viterbese. Rientro con quelle voci ancora in testa, e allora comincio da lì.

Quando abbiamo cominciato a preparare il film davo per scontato che del clima avremmo parlato come se ne parla di solito, con le medie e gli scostamenti. Poi, rivedendo le interviste una dietro l'altra, mi sono accorto che gli agricoltori il clima lo raccontano quasi sempre attraverso il calendario: quando si semina, quando si trebbia, quanti giorni di finestra restano prima che la pioggia arrivi nel momento sbagliato. È la struttura della loro annata, prima ancora di essere un tema di discussione.

I numeri della stagione, visti da fuori, sembrano perfino rassicuranti. L'Italia quest'anno ha raccolto circa 4,1 milioni di tonnellate di grano duro, il 6% in meno del 2025 e comunque sopra la media degli ultimi cinque anni, con le superfici in calo al Sud e le rese più basse al Centro-Nord (stime Italmopa, luglio 2026). Negli stessi mesi, tra gennaio e maggio, l'Osservatorio Città Clima di Legambiente contava 82 eventi meteo estremi in Italia (La Nuova Ecologia, maggio 2026). Sono due fotografie che convivono, e la cosa che mi ha colpito è che chi semina a novembre non ha davanti né l'una né l'altra: decide dieci mesi prima di sapere come sarà andata.

A Senigallia abbiamo girato con Patrizia Marcellini, che lavora in aridocoltura, cioè senza irrigazione, contando soltanto sull'acqua che arriva dal cielo. Le ho chiesto come si programma un'annata in quelle condizioni, e mi ha risposto che appunto si è sotto il cielo e basta. Sul momento mi è sembrata quasi una battuta, di quelle che si dicono per chiudere un discorso; riascoltandola in montaggio ci ho sentito la definizione più precisa del mestiere che avessimo raccolto in tutte le riprese, e alla fine il film ha preso il titolo da lì.

Nel parmense, Giulia Alessandri, che nella Società Agricola Vitali lavora dal 2009, la stessa cosa l'ha detta in un altro modo: «la cosa che ti fa più paura sono questi cambiamenti climatici… essere sempre in balìa di una nuvola che passa». Quando una persona ti dice una frase così davanti alla camera, per qualche secondo il tuo lavoro consiste soltanto nello stare fermo e lasciarla finire — ed è il motivo per cui in questo film non c'è una voce narrante che spieghi al posto loro.

Venerdì 18 settembre proiettiamo il film

Sotto il cielo è un documentario di 11 minuti che Storymakers ha prodotto per Barilla Group. Segue il grano duro tra siccità, ondate di calore e il tentativo di arrivare a un'agricoltura che rimetta qualcosa nei suoli invece di consumarli soltanto. Oltre agli agricoltori parlano ricercatori, agronomi e Franco Ferroni, responsabile Agricoltura e Biodiversità del WWF Italia.

Va in anteprima al festival Cinema in Verde, a Roma: venerdì 18 settembre alle 19:30, all'Arena di Piazza Vittorio. Prima della proiezione c'è un talk su cosa vuol dire coltivare in un clima che cambia, moderato da Antonio Cianciullo. L'ingresso è gratuito ma i posti sono limitati, quindi conviene registrarsi qui.

Se sei a Roma vieni, mi fa piacere salutarti di persona e sentire cosa ne pensi.

Raccontare è un dovere. Farlo bene è la nostra impresa.

Alessandro Lucente
Direttore Creativo | Storymakers

PS: Se conosci qualcuno che lavora nell'agroalimentare o nella sostenibilità e potrebbe volerlo vedere, inoltragli questa mail. Ci vediamo venerdì 18 settembre!